Foto di Daniele Ferroni
Da Kobarid (Raffaelli, 2008)
Lo sai si può partire
andare e basta, senza spiegazioni
fogli, né un’attesa
e a noi a quel punto
resta solo il volto sul cuscino
come una sindone, un’impronta:
restano i momenti mai voluti,
gli episodi. E resta
come squarcio la domanda
sempre feroce, sempre sanguinante: