Salamandra
La materia incandescente
Immagine di copertina di Elena Latini
Preambolo: esiste una differenza tra interpretazione estetico-ermeneutica e critica psicanalitica. L’immaginario lynchiano, da questo punto vista, deve essere letto in senso estetico-ermeneutico.
Questo è un mezzo, uno strumento attraverso cui ci si muove per esprimere l’attuale, il presente anche qualora ci si riferisca a un tipo di immaginario passato e ben definitivo (chiuso in sé stesso).
La seconda opera di Arianna Vartolo, Derma (Arcipelago Itaca, 2025) è forse uno di quei rari casi di opera che non può che essere letta alla luce di un discorso più generale e largo su un certo modo, maniera, di fare poesia oggi.
Che la disforia dell’ipermoderno e del contemporaneo passi attraverso il corpo, il corpo vivo (Leib), non ci risulta sicuramente più una novità. Almeno, non dovrebbe esserlo nel momento in cui ci si trova, oggi più che mai, a dialogare autenticamente con lo spazio circostante, in pieno senso anche atmosferologico [1].
C’è un discorso che si apre mettendo in relazione queste due opere, un tipo di discorso attorno cui tra l’altro si può arrivare a toccare alcuni snodi cruciali della produzione poetica odierna. Perché è forse nella limitazione del mezzo, della scelta cioè di indagare il mondo attraverso un singolo elemento o lente che questi due autori – Andrea Inglese con Prati. Extended version (Tic, 2025) e Francesco Deotto con Finestre (Industria&Letteratura, 2025) – ci permettono di comprendere quale possa essere uno degli usi odierna della poesia come dispositivo.
Immagine di copertina: "Hirsch", Gerhard Richter
1. Ai critici, gli pseudo-dicenti, cultori del sapere e dello stato dell’arte
Tra le più giovani autrici (e autori) mai selezionate all’interno dei Quaderni, Silvia Atzori con la silloge Appunti per un sacrificio ci consegna la conferma di quello che già da qualche tempo era un sospetto: si è tornati a fare canone all’interno della produzione poetica italiana.
(In copertina: Apostoluak, Monastero di Arantzazu, Jorge Oteiza)
Un articolo rimandato. Un articolo che hai letto troppe volte. Un articolo troppe volte pensato e mai scritto. Un articolo confuso. Un articolo che ti fa venire la nausea. Un articolo che ti si ribella tra le mani inevitabilmente. Ecco, sì, questo è sicuramente il caso di quest’articolo (punto di ogni articolo è comprendere la materia di cui si tratta e, nel caso di questi testi di Daniele Bellomi, la questione si fa molto complicata).
Vertice forse massimo di un climax ascendente formatosi lungo un percorso di scrittura non solo personale ma soprattutto transgenerazionale, on land (Prufrock Spa, 2024) di Antonio Perozzi non è solo un libro, una raccolta di poesie o semplicemente – come si può leggere in quarta di copertina – un “tentativo di esaurimento del paesaggio attraverso la descrizione”, ma qualcosa di ben diverso.