
II. Da Sephora con Walter Benjamin
Ai profumieri piace la poesia più di quanto ai poeti piacciano i profumi: Meo Fusciuni ha dedicato il suo Viole Nere ai versi di Rainer Maria Rilke e Mariangela Gualtieri, Absence Presence di Beaufort London deve il suo nome a Sir Philip Sidney, Toomo Inaba trae l’ispirazione per le sue creazioni dalla poesia Haiku. Walt Whitman, dal canto suo, allude a “mensole stipate di profumi” senza lasciarci il tempo di annusare, mentre Baudelaire si limita a segnalare l’esistenza di “profumi freschi come la pelle di un bambino, dolci come l’oboe”, eccetera, eccetera. La storia finisce qui, se ci si allontana, almeno per il momento, da quelle figure ibride che si avvalgono della scrittura in versi per tradurre le sensazioni che le loro fragranze vorrebbero evocare come David-Lev Jipa-Slivinschi (il naso dietro Toskovat), Filippo Sorcinelli, o ancora Meo Fusciuni.
Resta il fatto che il mondo di oggi, con tutti i suoi profumi, è un mondo molto diverso da quello di Walt Whitman e Baudelaire: se c'è stato un tempo in cui produrre in serie un odore sembrava più semplice che riprodurre un'immagine, quel tempo è finito. Roba da far impazzire Walter Bejamin, che proprio nell'olfatto individua lo strumento privilegiato della memoria involontaria, un congegno esplosivo per fare "un buco nel tempo". Una fragranza, allora, è una mina spazio temporale, un wormhole in bottiglia (di Klein)- quindi, comunque, un bene di lusso. Sì, perché chiarire lo statuto estetico della profumeria non equivale a cancellare le condizioni materiali e storiche per cui il profumo ha trovato una propria collocazione fra i prodotti artigianali di alta gamma, in mezzo a preziosi e le porcellane. Quindi? Niente. Ci sarà sempre chi da mostra di interessarsi a questo genere di cose solo superficialmente, per non apparire a sua volta superficiale, chi si avvale analogamente di profumi e libri per estendere la propria soggettività. Intellettualizzare il proprio gusto risulta quasi sempre in un’operazione letteraria disonesta. In quest’articolo, quindi, non propone una valutazione dei libri recensiti. Gli unici criteri che ho seguito sono profondità e serietà, rendendo l’operazione ancora più camp. Cercate di ricordare che la cosa migliore, quando si tratta di profumi, è andare in profumeria a provarle oppure ordinare qualche campioncino, e che lo stesso vale per i libri: sempre meglio leggerli, che leggere qualcuno che li ha letti.
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La linea spezzata, Fabrizio Lombardo
(Donzelli, 2026)
“Che venga, anche inaspettata, l’ora che ci separa. / Che il tempo si posizioni nel punto cieco dell’occhio.”- non il tempo, ma la storia, quella del secondo novecento in Italia, attraversa le pagine di questo libro, resistendo a farsi attraversare a propria volta, per “l’attrito della memoria, l’ombra che sfuma”. Questa storia, raccontata da Lombardo con la dovuta cautela, sembra quasi un lungo preludio a qualcosa che, poi, non è mai arrivato, “un’adolescenza che è registro / privato e tentativo pubblico” - un tentativo, appunto: L’arco di un saampietrino che nel cielo di via Rizzoli, “il corteo in via dell’Indipendenza, le bandiere, i lacrimogeni”, e poi più niente, o quasi: “decine di gratta e vinci lanciati sull’asfalto”, i profilattici iridescenti nell’erba, l’airone nel canale e, infine, il lutto, lo scontro con il buio, quello vero, e poi l’interminabile estate sullo Ionio - lì nemmeno si può scappare. Poi il racconto diventa frammentario. Frammenti oscuri del passato appaiono e scompaiono, come le “cigarette burns” nella luce del proiettore - “come in un film guardato al contrario”. “Ci basta passare / dal lato opposto della banchina per capire / quello che avevamo già deciso senza dirci nulla / che non torneremo indietro ancora una volta”.
Nuvolari, Rubini
Un profumo per gli anni di piombo - enfasi sul piombo. Apre con una nota di benzina, a cui si aggiunge l’olio per motori che si accorda con una menta metallica, fredda come la canna di una P. 38. A questo profumo “industriale” non manca nulla: ci sono le molotov, i macchinari delle fabbriche, l’asfalto bollente. Benché sia ispirato al pilota Ferrari omonimo, Nuvolari a me ricorda una punto scassata piena zeppa di studenti, wanna-be brigatisti, che inseguono i cortei di città in città.
Anais Anais, Cacharel
Un vero profumo lanciato a “fine settanta”- per incontrare il gusto ragazze “moderne”. Un bouquet di fiori bianchi maliziosi, un fondo muschiato-terroso che ne dissimula l’autentico candore. Se all'uscita fu rivoluzionario, oggi diventato un profumo di culto.
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Cicatrici, Giovanna Rosadini
(Einaudi, 2025)
Cicatrici di Giovanna Rosadini è un “fluttuare in un acquatico / rovescio di cielo, profondo e verticale”- la linfa dei fiori dei giardini dell'infanzia, dei fiori dei cimiteri, il "liquido amniotico odoroso di salmastro", bianco nel bianco tra le parole, "alito di luce / nella foresta pietrificata del testo". Le prime case sono state sepolture, le tombe dell'età del ferro, i morti sono stati il primo popolo stanziale, i primi ad avere una terra propria - e di sicuro saranno gli ultimi. C'è un pericolo insito nel guardare a questi "eventi irreparabili" attraverso la gelatina lacrimosa degli schermi, a volersi anime sospese dentro un corpo che intanto si espande come una bolla. Chi parla, qui, nemmeno se ne accorge, come uno non si accorge del battito del cuore ("cuore del batticuore"), "invisibile anche a sé stesso". La voce è immobile e protesa verso l'impossibile attuale, immortalata nel gesto di trascendere senza riuscire però a trascendersi: è troppo forte il legame con la terra dei morti (pag. 41) - "Rinnova i nostri giorni, rendili come quelli di prima" -(Lamentazioni, 5), no, non è possibile, i giorni non ritorneranno come quelli di prima.
Moth, Zoologist
"L’anima nera delle falene cerca / orientamento nel buio denso / di profumi del giardino", - un'altra creazione di Toomo Inaba per Zoologist. La complessità di questo profumo è tale per cui consiglierei di provarlo e basta. Immaginate che una falena possa produrre miele; immaginatela, poi, volare di fiore in fiore, avvolta da una spessa nuvola di incenso e nascondersi, infine, nel cassetto della vecchia scrivania di un poeta. Se all'inizio Moth mi ha del tutto sopraffatta, col tempo mi ha ipnotizzata.
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Firmamento (1990-2025), Vito M. Bonito
(Argolibri, 2025)
Firmamento (1990-2025) di Vito Bonito si compone per metà di testi revisionati e per l'altra di testi inediti, assemblati in una sola narrazione, come un puzzle o le stelle nel cielo degli antichi. Le pagine di Bonito sono chiare, quasi bianche, abitate dalle figure sfuggenti: "bambini di fuoco", "bambini di polvere", "bambini di cenere”. La scala cromatica di Firmamento manca di saturazione, a eccezione di qualche macchia rossa (rose o papaveri), qualche riflesso azzurro glaciale (“unghie celesti”, “denti denti sotto la neve la neve sopra la neve”). Ogni figura accenna a scomparire, a immergersi nel buio o a diventare trasparente, “un mussare di anime al vento / o forse pesciolini ciechi”. Il buio, però, non è più che una "particola", il segno nero sulla pagina strapieno di sussurri. Vito Bonito vorrebbe scrivere di scrittura, della parola come gesto esatto: “prego il buon Dio di parlare con me / da studioso / il tempo è preciso alla lettera”. se il termine firmamento indicava, in origine, la volta celeste ferma a cui erano affisse le costellazioni, oggi rimanda necessariamente alla firma, al sigillo. I bambini di Bonito, “stecchiti eroi del paradiso”, rimangono sospesi, fissati nel cielo della pagina, in una "regalissima infanzia", fotografati nella macchinazione che precede il gioco e l'atto irreparabile: "ora che giocano guardali / dopo cadranno".
Divin' Enfant, Etat Libre d'Orange
Un ragazzino carismatico e fastidioso, che divora marshmallow e fuma Gauluises Blondes, profuma di rosa e fiore d'arancio, con una punta pungente di caffè. Oppure, una bambina omicida, una "bambina di fuoco" (bùmmmm). Dolcissimo, ma pizzica.
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Il passero bianco, Sofia Fiorini
(Vallecchi, 2025)
"La bambina che qui c’era è morta", al suo posto "un mausoleo / sgraziato di ragazza", che non appartiene veramente a questo mondo -quello del giardino, delle messi- ma neppure all'altro, quello del bosco e delle luci che si disperdono nell'acqua scura, su cui le fate "traghettatrici" disegnano cerchi in punta di piedi. Se la bambina è morta, la morte di per sé non è terrificante, "è perdere il dolore", non c'entra con il sangue e con le ossa, coi loro misteri. Questo libro, però, non parla della morte, ma di ricominciare a vivere, misurandosi con la possibilità della sofferenza, della perdita. Il passero bianco non è un fantasma, è l'animale intravisto nei sogni che si risveglia all'improvviso, un desiderio inespresso. La protagonista vuole il sole come lo vorrebbe creatura ultramondana, insegue un uomo-cervo dalla voce "buona come un ostia / quando si attacca al palato", senza distinguere l'uomo dal cervo. Dilungarsi di più non servirebbe: questa è una storia che va letta, dall'inizio alla fine, lasciandosi rapire senza mai avere paura.
L'Ombre Dans L'Eau EDT, Diptyque
"Tre giri intorno al lago e le mani / luminose come occhi". - un'altra fragranza su cui è facile costruire narrazioni. Una ragazza si perde in un bosco di notte: la luna scintilla sui cespugli di bacche nere, l'odore narcotico delle foglie umide e della rose canina rende difficile orientarsi. Seguendo il rumore dell'acqua, si affaccia su un laghetto su cui scivola un cigno, proiettando sul fondale un'ombra bianca capace di "riaccendere la luce da sott’acqua", rivelando un sentiero nascosto.
I fig you, Fascent
"I capelli? – «Lasciali lunghi.» / I fichi? – «Lasciali ai morti. / Segui la scia di luci nel bosco.»" - bere un tè freddo aromatizzato dai fichi, seduti su una sedia di vimini nel giardino di una casa di campagna, non troppo lontana da un campo appena seminato. Un profumo accessibile (ricaricabile!), che sembra giocare sicuro sulla combinazione foglia di fico-foglia di té-salvia, scurito però dai semi di carota e da un accordo erbceo di salvia, che a me ricorda la salvia che brucia in un negozio esoterico.
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Fiumi nefrite vortici, Fabio Pusterla
(MarcosyMarcos, 2025)
L'attenzione alla natura propria della poesia di Pusterla assume toni macabri in un libro che non ha paura di impegnarsi. Questa silloge non racconta l'esplorazione ingenua di una "natura crudele", ma denuncia, piuttosto, di un’umanità spietata. Tutt'altro che pessimista, tutt'altro che disilluso, Fabio Pusterla guarda con apprensione e tenerezza alla congerie di piante, bestie, batteri che irrompe nei suoi versi, s'infila tra le rotaie del treno, vola sull'Europa e sul vicino oriente, infanga i fiumi limpidi del nostro immaginario e, infine, riporta a galla: "vessilli rune pugnali di antica fattura"- relitti con cui è arrivato il momento di fare finalmente i conti.
Passage d'Enfer Extrême, L'Artisan Parfumeur
"Sul ciglio di qualcosa, rivolo o scarpata, / tra macchie cupe di rovi e viluppi d’ortiche / non si sa come spunta un giglio rosso"- il giglio rosso, "grigio di sangue rappreso", è il soggetto in primo piano. Olivia Giacobetti si serve dell'incenso per esaltarne il carattere incendiario, di una combinazione di legi e muschi per restituire un'atmosfera ipossibilmente fredda, da fondo dell'inferno (è ispirato a un ufficio, in realtà).
Ghiaccio, Adame
Ghiaccio racconta il momento in cui la neve si scioglie, quando la prima gemma buca la lastra di brina ghiacciata ("Gemma quasi gemma e più che gemma”) e il muschio, i licheni, fango e fanghiglie sprigionano un profumo inconfondibile. Non è un profumo facilissimo da reperire, che sconsiglierei di aquistare a chi prima non l'ha sentito o, meglio ancora, non ha provato un sample (io, col mio, sono agli sgoccioli).
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Godzilla: e altre poesie, Federico Italiano
(Guanda, 2026)
Dopo i Sonetti d’amore per King Kong di Gino Scartaghiande, arriva Godzilla e altre poesie di Federico italiano. Ma Godzilla non è la creatura più strana ad abitare in questo libro, le cui pagine, come spesso accade negli altri dell’autore, abbracciano l’intera europa, dai cieli alle città imperiali, alle foreste più nere. La lingua è coraggiosa, ogni parola scritta contiene le sue possibili traduzioni- incredibilmente, il metro tiene il passo. Prendiamo il Saggio sugli angeli:
Le ossa degli angeli si flettono elastiche
ma si possono fagliare se esposte
troppo a lungo all'atmosfera terrestre.
Sono un mix di cellule e collagene, come le nostre,
solo che al posto dei fosfati hanno uranio
espulso dalla supernova Tycho.
La disposizione delle assonanze rimanda al sonetto, quello inglese di Herbert e Donne, coi loro rispettivi messaggeri ultraterreni. Questo testo, però, non può essere preso come esempio rappresentativo di Godzilla- nelle “altre poesie”, infatti, c’è veramente di tutto fuorché testi “rappresentativi”: questo Godzilla è un camaleonte gigantesco, che può trasformarsi in angelo ma anche in lupo, l’animale totemico degli sfigati su internet, ugualmente disinformati in merito alla biologia di canidi e donne. Il lupo di Italiano, che tradisce le sue lune coi lampioni, fa i conti anche con questo, con quelli che giocano i soldi del padre, col dominio e, soprattutto, con l'umiliazione. Che sia, questo lupo, evoluzione della cornacchia, il Crow di Ted Hughes?
Undergrowth, Rookperfumes
Se il filo conduttore del precedente libro di Italiano era il bianco della neve, in Godzilla l’odore della pioggia ricopre un ruolo analogo. Non poteva, quindi, mancare un profumo al "Petricore", l’aroma che si sprigiona quando la pioggia bagna il terreno. Undergrowth di Rook Perfumes racconta di un bosco dopo il temporale: sentore di terra umida, altrimenti pungente, è mitigato dalla freschezza della menta e del mandarino, da un vago sentore dolciastro di resina. Il paesaggio che viene raccontato è un paesaggio da lupi, sì, ma lupi un po’ dandy.
*il titolo di questa seconda parte è stato preso in prestito da questarticolo: https://electricliterature.com/visiting-sephora-with-walter-benjamin/ , che allego come bibliografia aggiuntiva.
