In odore di Strega - parte prima

Una rilettura profumata della dozzina
9 Maggio 2026

 

 

“The experiences of Camp are based on the great discovery that the sensibility of high culture has no monopoly upon refinement.”

 

Notes on Camp - Susan Sontag

 

 

Parte I. Una premessa sullo stile 

Immaginate che quest’articolo occupi le pagine culturali di un settimanale di moda, le pagine immaginarie di un periodico immaginario, è ovvio, dove la parte alta è riempita dalla fotografia di uno scrittore o di un poeta, formato cinematografico, e il resto da trafiletti essenziali in cui la sua opera viene indagata attraverso i reperti tattili e olfattivi della cultura popolare: La terra desolata  di T. S. Elliot è letta sotto la visiera di uno Stetson; Acqua Viva di Clarice Lispector attraversato all’insegna degli accordi perduti di “Vert et Blanc”. Un’operazione del genere non può che finire nel camp, o nella parodia. Quindi, tanto vale entrarci subito a piedi pari. 

 

 

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Semplici abbandoni, Alberto Bertoni (Einaudi, 2025)

 

Semplici abbandoni si colloca sul crinale tra la quotidianità e la storia: la voce è quella di chi vorrebbe sedersi comodo, abbandonarsi, ma nell'abbandonarsi si ritrova a ruminare sui discorsi di dieci anni prima, sul significato volatile di certi nomi propri, sull’attuale situazione geopolitica e, soprattutto, su quei luoghi a cui potrebbe non tornare. La vita allora sembra essere trascorsa "A vacanze finite", senza "Nessuna esperienza né contatto / con ciò che del presente esplode", tra "scommesse a perdere / il niente dei discorsi, tutti quei nostri /improbabili racconti". In equilibrio tra malinconia e ironia, non senza soddisfazione. Se delle luci brillano, lontane e rituali, sono quelle di una collana di turchesi indossata dalla mamma "ogni ultima sera di villeggiatura", tra il ricordo e il sogno. In questo addormentarsi, intorpidirsi mentre il mondo si fa sempre più confuso non c'è vero conforto: la memoria non riesce a misurarsi con la storia. Rimane l'ironia, e la buona cucina, le tavolate con gli amici che, comunque, sono sempre meno, ma sempre più vicini.

 

Equistrius, Parumes D’Empire

“già da adolescente \ cavallaro impenitente”, Marc-Antoine Corticchiato  dedica questa fragranza all’arte equestre, ispirandosi al suo miglior cavallo. Equistrius non è, però, un profumo pungente, ma un’iris bellissima e malinconica, resa più seria da un accordo di pelle scamosciata e legno di sandalo, più nostalgica da una vaga nota di riso.

 

L’attesa, Masque Milano

Un’altra Iris, ancora più nostalgica della precedente. Nella mia ricerca dell’iris perfetta, non ne ho ancora trovata una capace di superare questa creazione di Luca Maffei, dove un’apertura secca di champagne si accorda con un cuore cuore soffice (burro di rizoma di iris). Un fondo di muschio di quercia riprende la frizzantezza suggerita dalle bollicine iniziali, che non rimandano a una festa, più a un serata di villeggiatura solitaria. 
 

 

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Faldone, Vincenzo Ostuni (Il Saggiatore, 2025)

 

"...Raccogliamo le immondizie d’Occidente», ti dico; «le mettiamo nei sacchi alla rinfusa  – di juta, di carta, di plastica" - con questa dichiarazione di intenti si apre il Faldone, l'opera di una vita di Vincenzo Ostuni che, a dirla tutta, sto leggendo un po' per volta, o piuttosto consultando come un archivio. Ieri ho aperto il faldone 38 (rifiuti), ieri l'altro il 30 (caffeina). Se all'inizio del millennio l'internet sembrava capace di rispondere all'esigenza di catalogazione dell'autore, oggi sono palesi i rischi e la precarietà del formato digitale - quindi, ecco che il faldone ha finalmente un corpo (18) - tutto organi, solo organi, a che ne direbbe Deleuze (6). Un libro così grande, che vuole dire tutto tutto, corre il rischio di trasformarsi in un oracolo tascabile, non fosse poco pratico, più che criptico (una felice eccezione: 83, 12 - oh no, così sembra la Bibbia! ). Insomma, i rischi di un'operazione del genere ci sono tutti, ma Ostuni ha le idee molto chiare: "Un libro deve essere un pericolo". 

 

I am Trash - Les Fleurs du Dechét,  Etat Libre d'Orange

“nell’estate vera estate piena infissa nell’inverno. così pensò poi considerò il cibo l’unica mela il galbanino il puzzo.” - No, non è questo profumo che sa di spazzatura, ma è stato creato partendo dai materiali di scarto. Non siatene spaventati! L'odore che lascia sulla pelle è "più dolce che per il bimbo la polpa di mele acerbe" - per citare l'effettiva ispirazione dietro questa fragranza (chi la sa?).

 

Little song, Meo Fusciuni

Little song esalta il caffè, sì, ma non per le sue proprietà stimolanti, bensì per il valore nostalgico che il suo profumo può avere. Non un’espresso, quindi, ma una moka la domenica mattina, ancora mezzi addormentati, trasognati quasi: segue l’immagine astratta di una rosa, il sentore del tabacco.

 

 

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Procne Machine, Carmen Gallo (Einaudi, 2025)

 

eppure là l’usignolo / tutto il deserto riempiva di voce inviolabile / e ancora lei urlava, e ancora il mondo ripete / «Giag Giag» a orecchie luride".-  Procne Machine è la fabbrica dei mostri, e i mostri in questo libro sono tutti volanti. "Eppure là l’usignolo / tutto il deserto riempiva di voce inviolabile / e ancora lei urlava, e ancora il mondo ripete / «Giag Giag» a orecchie luride".- La penna di Gallo (pun very much intended), però, non è mai davvero "dirty", no: è più pulita e precisa di un bisturi! Questo libro non ha corpo, a che se ne dica, ma l'idea di un corpo, un corpo aereo. Soprattutto, non racconta la violenza, bensì paura/consapevoleza dell'inevitabilità violenza, l'ideazione negativa del ratto. Procne e Leda da miti diventano incubi, e la riscrittura (di un'altra riscrittura) diventa interpretazione. Gli antichi Romani erano convinti che il volo degli uccelli potesse esser foriero di presagi, il più delle volte nefasti. Anche Carmen Gallo.

 

Nightinghale, Zoologist

Sembrerebbe un’altra ode Filomela, tramutata, per il mito, nel passeriforme caro a Yates e a Shakespeare. L’ispirazione dietro questo profumo, in realtà, sono stati questi versi della poeta giapponese Fujiwara no Kenshi (994 – 1027), dedicati alla sua sorella: “Presto indosserai l’abito nero delle suore. Non saprai che su ogni perla di Rosario ci saranno le mie lacrime”. La narrazione olfattiva del legame tra due sorelle avvicina in definitiva questo profumo alle Procne e Filomela di Gallo, che "scambiano il verso": mentre una canta, l'altra finalmente piange. 

 

 

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Maniere Nere*, Isabella Leardini (Mondadori, 2025)

“Non è progettuale il mare / è grande stanza aperta di stanze / creatura risacca di creature.”- Maniere nere di Isabella Leardini è un congegno di stanze che non diventa mai casa, una trappola pronta a scattare. Un luogo del genere non può che essere infestato dai suoi spiriti: morti bambini che si arrampicano sugli alberi e ragazze che ridono sui ponti e: "aspettano una neve che non torna / bianca come la pelle delle braccia / che stendono nell’aria senza fine.” Il mare, luogo d'elezione dell'autrice, in questo terzo libro ritorna, protagonista ma irriconoscibile: persino le creature dei fondali hanno un'aura fantasmatica: i fiori subacquei aspettano in agguato, che qualcuno li raccolga o li raggiunga. 

 

La stanza delle bambole, Nobile 1942

Bambole di porcellana sbeccate, al capezzale di un lettino vuoto, oppure intorno a uno specchiera dove la proprietaria si trucca, lasciando un velo di cipria sui suoi boccoli delle sue amiche d’infanzia. Questo è profumo talcato, nostalgico, che però non sa “signora", bensì di ragazza lontana nei secoli. Non fatevi ingannare dall'apparente delicatezza: La stanza delle bambole sa essere molto persistente.

 

[Di questo libro, con tutte le sue stanze di bambole (o avatar virtuali) parlo più approfonditamente qui: https://poesiainverso.com/2026/02/25/minima-comune-1-1-si-scrive-y2k/ ]

 

 

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La coda del pavone, Franco Buffoni (in Poesie (1975-2025), Mondadori, 2025)

“Come ha scritto Horacio Quiroga «la differenza fra gli umani e le tigri è una questione di cuore». E vincono le tigri.” - Franco Buffoni decide di aggiungere, in chiusura all’opera omnia, La coda del pavone, un libro che vorrebbe rispondere, nell’era delle macchine, alla storica domanda: che cosa divide l’uomo all’animale? “Ciò che nell’uomo / Dell’animale è il segno / È la sua natura mortale”, tutto qui. La raccolta, quindi, s’intitola la coda del pavone, non la ruota, perché un pavone non ha idea di quanta importanza l’uomo attribuisca a quella di sua invenzione, intravedendo, nella sua forma circolare, il principio e la fine della civiltà ("E se commisurati al posto occupato / nella scala evolutiva / sono gli stadi d’accesso / al grande oceano della felicità, / in basso sta la bestia terrorizzata, / destinata a far girare la ruota"). È con questa consapevolezza necessaria che Buffoni scrive le sue fiabe, etologicamente accurate, per leggere il contemporaneo nell’ottica dei rapporti di forza, dei troppi tentativi di “conquista della carne”. Il pavone, simbolo di bellezza regale, viene raccontato per quello che è, senza neppure scadere nella narrazione evoluzionista: “La coda del pavone e la sua ruota | Sono solo di intralcio all’animale | Nelle fughe dai predatori”. Per fare colpo si mette in pericolo (e in ridicolo), esibendo una bellezza “greve” (camp) - alla faccia di Lamarck!

 

Blanche Bête, Liquides Imaginaires

“In basso sta la bestia terrorizzata, /Destinata a far girare la ruota, / In alto il principe di Biancaneve / Che mentre vola sul suo cavallo bianco / Non si accorge di affondare gli speroni". Un profumo dedicato alla preda più elusiva della storia, protagonista di fiabe e cacce rituali: l’unicorno. Per catturare la bestia bianca serve una "trappola mistica", una fanciulla la cui pelle faccia profumare di latte anche lei. Quando incontriamo la bestia, però, il bosco e la ragazza sono lontane nei secoli: ci troviamo tra incensi monastici, dove un corno bianco è esposto come una reliquia.

 

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Un'ultima nota: Negli ultimi mesi cercato il profumo più adatto per ogni titolo. Molti marchi, però, non sono facilmente reperibili dove mi trovo. Se ho mancato di citare qualche fragranza che poteva sembrare scontato chiamare in causa, come Oceano Viola di Sorcinelli per Maniere nere (o così mi è stato detto), è perché non ho avuto occasione di provarla. Per questa stessa ragione ad alcuni dei libri ho scelto di abbinare due diversi profumi, in mancanza del paragone perfetto.