“The experiences of Camp are based on the great discovery that the sensibility of high culture has no monopoly upon refinement.”
Notes on Camp - Susan Sontag
I. Una premessa sullo stile
Immaginate che quest’articolo occupi le pagine culturali di un settimanale di moda, le pagine immaginarie di un periodigo immaginario, è ovvio, dove la parte alta è riempita dalla fotografia di uno scrittore o di un poeta, formato cinematografico, e il resto da trafiletti essenziali in cui la sua opera viene indagata attraverso i reperti tattili e olfattivi della cultura popolare: La terra desolata di T. S. Elliot è letta sotto la visiera di uno Stetson; Acqua Viva di Clarice Lispector attraversato all’insegna degli accordi perduti di “Vert et Blanc”. Un’operazione del genere non può che finire nel camp, o nella parodia. Quindi, tanto vale entrarci subito a piedi pari.
II. “Da Sephora con Walter Benjamin”*
Ai profumieri piace la poesia più di quanto ai poeti piacciano i profumi: Meo Fusciuni ha dedicato il suo Viole Nere ai versi di Rainer Maria Rilke e Mariangela Gualtieri, Absence Presence di Beaufort London deve il suo nome a Sir Philip Sidney, Toomo Inaba trae l’ispirazione per le sue creazioni dalla poesia Haiku. Walt Whitman, dal canto suo, allude a “mensole stipate di profumi” senza lasciarci il tempo di annusare, mentre Baudelaire si limita a segnalare l’esistenza di “profumi freschi come la pelle di un bambino, dolci come l’oboe”, eccetera, eccetera. La storia finisce qui, se ci si allontana, almeno per il momento, da quelle figure ibride che si avvalgono della scrittura in versi per tradurre le sensazioni che le loro fragranze vorrebbero evocare come David-Lev Jipa-Slivinschi (il naso dietro Toskovat), Filippo Sorcinelli, o ancora Meo Fusciuni.
Resta il fatto che il mondo di oggi, con tutti i suoi profumi, è un mondo molto diverso da quello di Walt Whitman e Baudelaire: se c'è stato un tempo in cui produrre in serie un odore sembrava più semplice che riprodurre un'immagine, quel tempo è finito. Roba da far impazzire Walter Bejamin, che proprio nell'olfatto individua lo strumento privilegiato della memoria involontaria, un congegno esplosivo per fare "un buco nel tempo". Una fragranza, allora, è una mina spazio temporale, un wormhole in bottiglia (di Klein)- quindi, comunque, un bene di lusso. Sì, perché chiarire lo statuto estetico della profumeria non equivale a cancellare le condizioni materiali e storiche per cui il profumo ha trovato una propria collocazione fra i prodotti artigianali di alta gamma, in mezzo a preziosi e le porcellane. Quindi? Niente. Ci sarà sempre chi da mostra di interessarsi a questo genere di cose solo superficialmente, per non apparire a sua volta superficiale, chi si avvale analogamente di profumi e libri per estendere la propria soggettività. Intellettualizzare il proprio gusto risulta quasi sempre in un’operazione letteraria disonesta. In quest’articolo, quindi, non propone una valutazione dei libri recensiti. Gli unici criteri che ho seguito sono profondità e serietà, rendendo l’operazione ancora più camp. Cercate di ricordare che la cosa migliore, quando si tratta di profumi, è andare in profumeria a provarle oppure ordinare qualche campioncino, e che lo stesso vale per i libri: sempre meglio leggerli, che leggere qualcuno che li ha letti.
Semplici abbandoni, Alberto Bertoni
Einaudi, 2025
Semplici abbandoni si colloca sul crinale tra la quotidianità e la storia: la voce è quella di vorrebbe sedersi comodo, abbandonarsi, ma nell'abbandonarsi si ritrova a ruminare sui discorsi di dieci anni prima, sul significato volatile di certi nomi propri, sull’attuale situazione geopolitica e, soprattutto, su quei luoghi a cui potrebbe non tornare. La vita allora sembra essere trascorsa "A vacanze finite", senza "Nessuna esperienza né contatto / con ciò che del presente esplode", tra "scommesse a perdere / il niente dei discorsi, tutti quei nostri /improbabili racconti". In equilibrio tra malinconia e ironia, non senza soddisfazione. Se delle luci brillano, lontane e rituali, sono quelle di una collana di turchesi indossata dalla mamma "ogni ultima sera di villeggiatura", tra il ricordo e il sogno. In questo addormentarsi, intorpidirsi mentre il mondo si fa sempre più confuso non c'è vero conforto: la memoria non riesce a misurarsi con la storia. Rimane l'ironia, e la buona cucina, le tavolate con gli amici che, comunque, sono sempre meno, ma sempre più vicini.
Equistrius, Parumes D’Empire
“già da adolescente \ cavallaro impenitente”, Marc-Antoine Corticchiato dedica questa fragranza all’arte equestre, ispirandosi al suo miglior cavallo. Equistrius non è, però, un profumo pungente, ma un’iris bellissima e malinconica, resa più seria da un accordo di pelle scamosciata e legno di sandalo, più nostalgica da una vaga nota di riso.
L’attesa, Masque Milano
Un’altra Iris, ancora più nostalgica della precedente. Nella mia ricerca dell’iris perfetta, non ne ho ancora trovata una capace di superare questa creazione di Luca Maffei, dove un’apertura secca di champagne si accorda con un cuore cuore soffice (burro di rizoma di iris). Un fondo di muschio di quercia riprende la frizzantezza suggerita dalle bollicine iniziali, che non rimandano a una festa, più a un serata di villeggiatura solitaria.
Faldone, Vincenzo Ostuni
Il Saggiatore, 2025
"...Raccogliamo le immondizie d’Occidente», ti dico; «le mettiamo nei sacchi alla rinfusa – di juta, di carta, di plastica" - con questa dichiarazione di intenti si apre il Faldone, l'opera di una vita di Vincenzo Ostuni che, a dirla tutta, sto leggendo un po' per volta, o piuttosto consultando come un archivio. Ieri ho aperto il faldone 38 (rifiuti), ieri l'altro il 30 (caffeina). Se all'inizio del millennio l'internet sembrava capace di rispondere all'esigenza di catalogazione dell'autore, oggi sono palesi i rischi e la precarietà del formato digitale - quindi, ecco che il faldone ha finalmente un corpo (18) - tutto organi, solo organi, a che ne direbbe Deleuze (6). Un libro così grande, che vuole dire tutto tutto, corre il rischio di trasformarsi in un oracolo tascabile, non fosse poco pratico, più che criptico (una felice eccezione: 83, 12 - oh no, così sembra la Bibbia! ). Insomma, i rischi di un'operazione del genere ci sono tutti, ma Ostuni ha le idee molto chiare: "Un libro deve essere un pericolo".
I am Trash - Les Fleurs du Dechét, Etat Libre d'Orange
“nell’estate vera estate piena infissa nell’inverno. così pensò poi considerò il cibo l’unica mela il galbanino il puzzo.” - No, questo profumo che sa di spazzatura, ma è stato creato partendo dai materiali di scarto. Non siatene spaventati! L'odore che lascia sulla pelle è "più dolce che per il bimbo la polpa di mele acerbe" - per citare l'effettiva ispirazione dietro questa fragranza (chi la sa?)
Little song, Meo Fusciuni
Little song esalta il caffè, sì, ma non per le sue proprietà stimolanti, bensì per il valore nostalgico che il suo profumo può avere. Non un’espresso, quindi, ma una moka la domenica mattina, ancora mezzi addormentati, trasognati quasi: segue l’immagine astratta di una rosa, il sentore del tabacco.
Maniere Nere, Isabella Leardini
Mondadori, 2025
“Non è progettuale il mare / è grande stanza aperta di stanze / creatura risacca di creature.”- Maniere nere di Isabella Leardini è un congegno di stanze che non diventa mai casa, una trappola pronta a scattare. Un luogo del genere non può che essere infestato dai suoi spiriti: morti bambini che si arrampicano sugli alberi e ragazze che ridono sui ponti e: "aspettano una neve che non torna / bianca come la pelle delle braccia / che stendono nell’aria senza fine.” Il mare, luogo d'elezione dell'autrice, in questo terzo libro ritorna, protagonista ma irriconoscibile: persino le creature dei fondali hanno un'aura fantasmatica: i fiori subacquei aspettano in agguato, che qualcuno li raccolga o li raggiunga.
Oceano Viola, Filippo Sorcinelli
«Vengo dalle assi in cui germoglia / nell’acqua al buio questo strano fiore / frutto di stiva che natura affonda /e rinasce fenice nella neve” - Oceano Viola è un profumo unico, come tutte le creazioni di Filippo Sorcinelli. Da una distesa di alghe fioriscono la violetta e l'iris selvatico, boccioli dal profumo freddo, quasi sottomarino. Non credo esista fragranza più adatta a Maniere Nere: se i “subacquei” che ne puntellano le pagine avessero un odore, sarebbe questo.
La stanza delle bambole, Nobile 1942
Bambole di porcellana sbeccate, al capezzale di un lettino vuoto, oppure intorno a uno specchiera dove la proprietaria si trucca, lasciando un velo di cipria sui suoi boccoli delle sue amiche d’infanzia. Questo è profumo talcato, nostalgico, che però non sa “signora", bensì di ragazza lontana nei secoli. Non fatevi ingannare dall'apparente delicatezza: La stanza delle bambole sa essere molto persistente.
La coda del pavone, Franco Buffoni
in Poesie (1975-2025), Mondadori, 2025
“Come ha scritto Horacio Quiroga «la differenza fra gli umani e le tigri è una questione di cuore». E vincono le tigri.” - Franco Buffoni decide di aggiungere, in chiusura all’opera omnia raccolta ne “lo specchio Mondadori”, “la coda del pavone”, un libro che vorrebbe rispondere, nell’era delle macchine, alla storica domanda: che cosa divide l’uomo all’animale? “Ciò che nell’uomo / Dell’animale è il segno / È la sua natura mortale”, tutto qui. La raccolta, quindi, s’intitola la coda del pavone, non la ruota, perché un pavone non ha idea di quanta importanza l’uomo attribuisca a quella di sua invenzione, intravedendo, nella sua forma circolare, il principio e la fine della civiltà (E se commisurati al posto occupato / nella scala evolutiva / sono gli stadi d’accesso / al grande oceano della felicità, / in basso sta la bestia terrorizzata, / destinata a far girare la ruota). È con questa consapevolezza necessaria che Buffoni scrive le sue fiabe, etologicamente accurate, per leggere il contemporaneo nell’ottica dei rapporti di forza, dei troppi tentativi di “conquista della carne”. Il pavone, simbolo di bellezza regale, viene raccontato per quello che è, senza neppure scadere nella narrazione evoluzionista: “La coda del pavone e la sua ruota | Sono solo di intralcio all’animale | Nelle fughe dai predatori”. Per fare colpo si mette in pericolo (e in ridicolo), esibendo una bellezza “greve” (camp) - alla faccia di Lamarck!
Blanche Bête, Liquides Imaginaires
Un profumo dedicato alla preda più elusiva della storia, protagonista di fiabe e cacce rituali: l’unicorno. Per catturare la bestia bianca serve una "trappola mistica", una fanciulla la cui pelle profumi anche lei di latte. Quando incontriamo la bestia, però, il bosco e la ragazza sono lontane nei secoli: ci troviamo tra incensi monastici, dove un corno bianco è esposto come una reliquia.
Procne Machine, Carmen Gallo
Einaudi, 2025
"eppure là l’usignolo / tutto il deserto riempiva di voce inviolabile / e ancora lei urlava, e ancora il mondo ripete / «Giag Giag» a orecchie luride".- Procne Machine è la fabbrica dei mostri, e i mostri in sono tutti a forma di uccello. "Eppure là l’usignolo / tutto il deserto riempiva di voce inviolabile / e ancora lei urlava, e ancora il mondo ripete / «Giag Giag» a orecchie luride".- La penna di Gallo (pun very much intended), però, non è mai davvero "dirty", no: è più pulita e precisa di un bisturi! Questo libro non ha corpo, a che se ne dica, ma l'idea di un corpo, un corpo aereo. Soprattutto, non racconta la violenza, bensì paura/consapevoleza dell'inevitabilità violenza, l'ideazione negativa del ratto. Procne e Leda da miti diventano incubi, e la riscrittura (di un'altra riscrittura) diventa interpretazione. Gli antichi Romani erano convinti che il volo degli uccelli potesse esser foriero di presagi, il più delle volte nefasti. Anche Carmen Gallo.
Nightinghale, Zoologist
Sembrerebbe un’altra ode Filomela, tramutata, per il mito, nel passeriforme caro a Yates e a Shakespeare. L’ispirazione dietro questo profumo, in realtà, sono stati questi versi della poeta giapponese Fujiwara no Kenshi (994 – 1027), dedicati alla sua sorella: “Presto indosserai l’abito nero delle suore. Non saprai che su ogni perla di Rosario ci saranno le mie lacrime”. La narrazione olfattiva del legame tra due sorelle avvicina in definitiva questo profumo alle Procne e Filomela di Gallo,
