
In queste poesie di Antonio Merola agisce a più livelli la sottrazione: leggiamo di mobili sottratti a una casa, di persone sottratte a un'altra persona, di futuro sottratto; ma intanto abbiamo la percezione che anche a noi stia venendo sottratto qualcosa, la possibilità di percepire la narrazione completa degli eventi. Anche sul piano della lingua agisce la sottrazione: al primo verso della prima poesia di questa selezione è stata sottratta l'ultima parola: C'è stata una giornata in cui non hai pensato a ‐ , manca un verbo infinito a chiudere il pensiero, e anche alla poesia successiva è stato sottratto un tempo allo stesso modo: ti ricordi quando -. Ma l'operazione matematica della sottrazione è a doppio fondo. Lo insegna quel giorno di scuola in cui, affrontando le prime parentesi tonde dell'algebra, viene fatta la scoperta decisiva: ogni sottrazione è in realtà una somma, ma di un numero negativo, e non positivo: quattro meno due è come dire quattro più meno due. C'è lo stesso sconcerto che prova l'alunno di fronte a questo ribaltamento nei momenti decisivi delle poesie di Merola, in comune la scoperta dell'addizione difficile che sta nascosta nella sottrazione: "Caro Natale, puoi regalare una madre a mia madre?"
C'è stata una giornata in cui non hai pensato a –
Chiudimi gli occhi: sono fuori. Sei uscita fuori così
per indicarmi qualcosa in privato prima di questo
enjambement. Ogni editor taglia sempre
le parti migliori: hai ancora una madre
malata di cancro. E non ci sono parole
da testare ancora. Compiremo un pellegrinaggio
sui bianchetti: solo tutto sottratto sei stato felice.
Come si regge il filo che allontana gli aquiloni?
*
Per esempio, bisbigliavi agli aquiloni:
ma c'è ancora qualcuno che ci gioca?
E da lassù possono sentirci quaggiù?
E da quaggiù possono tornare lassù?
Al buio i bambini fanno la conta coi mostri
inventati. Se non lo dici non è vero
che non esiste: esiste. I mostri sotto al letto
ci dicono: tua mamma va a pulire gli uffici
la notte. È dei mostri la colpa
della scrittura: raccontare una fiaba a tua madre
prima di svegliarsi. Capeggiare i cuscini.
Accendere fuochi sulle coperte. Impedire il passo
a chi non porta ustioni. E non sai dimenticare più
la lingua degli orsacchiotti: ti ricordi quando –
L'ultimo imperatore di Roma era un bambino.
*
mi vergognavo di te quando chiedevi prestiti
che non saresti mai riuscita a ripagare. E ora
sono uguale: chiedo
suggestioni per cui non ho abbastanza talento
da mettere su carta: intanto i mobili continuano
a essere portati via da rigattieri sconosciuti
che mi entrano in casa: che mi escono da casa.
L'ascensore è solo per chi paga il condominio.
E col cancro non avresti mai più fatto le scale.
*
nessuno dovrebbe starsene senza soldi,
ma tu ci sei: non hai mai smesso di non
avere una madre a cui dire ho vinto
il concorso docenti: non sei in grado di insegnare
perché sei un bambino: sei un maestro
perché sei un adulto mai cresciuto traumatizzato.
Prima di questo lavoro ti hanno portato via tutto:
la casa, i mobili nella casa, la madre
sarebbe dovuta essere nella casa, invece non c’è.
Con questi soldi non dovremo mai più mangiare
al discount. Una casa
sarebbe dovuta essere nella madre, invece dov’è?
*
Alla vigilia hanno consegnato una bombola d'ossigeno
per precauzione: festeggiavamo come se fosse l'ultimo
anno nuovo: caro Babbo Natale,
vorrei che mia madre non smettesse di respirare mai.
Hai già ascoltato come inserire un tubo in un corpo
a estrarne il muco dopo la tracheostomia di tuo zio.
Caro Natale, puoi regalare a mia madre un fratello?
Impari ora la lunghezza dei tubi che danno respiro.
Una sera tua nonna chiamò te e tua madre nel letto:
sai che l'ossigenoterapia non può essere una poesia.
Caro Natale, puoi regalare a mia madre una madre?
*
Era l’epoca in cui nessuno di noi sapeva ancora mangiare.
La prima volta facemmo la spesa fino a riempire il frigorifero
per settimane tutto andò a male: il corpo coperto di piaghe
è l’ultima cosa che hai scongelato. E mai più mangiare la casa
per pagare – la nostra sopravvivenza
è in scadenza. E mai più pagare una casa per esserci mangiati
dentro: non era l’epoca in cui sapere che non si poteva guarire
ci avrebbe portato a non riparare la luce che si era rotta dentro
il frigorifero. La casa ci avrebbe mangiato crudi
piuttosto che lasciarci congelati nelle luci degli obitori,
piuttosto che lasciarci scadere nelle nicchie dei loculi?
*
sai, alle persone non piace stare con te
quando non parli: hai qualcosa da dire
col silenzio? Non hai
più amici o una famiglia o un gatto siamese
questo vorresti: scrivere. Ed essere lasciato
in pace: piove dentro casa vuota
moriremo fantasmi
se piove dentro casa: fa silenzio
Antonio Merola, Roma 1994, ha pubblicato il saggio F. Scott Fitzgerald e l'Italia (Ladolfi, 2018). Cofondatore della lit-blog «Yawp», ha collaborato scrivendo articoli anche per altri spazi come La Balena Bianca, Carmilla, Altri Animali e Flanerì. Ha fatto parte della redazione della rivista «Atelier» (nel 2019) ed è risultato finalista al Premio Guido Gozzano, sezione poesia inedita (2019). Sue poesie sono apparse su siti e riviste letterarie come «Crocetti» (n. 30) «L'immaginazione» (n. 312), «Atelier» (n. 89), La Bottega di Poesia su «La Repubblica» di Roma, Argo – Poesia del nostro tempo e sul numero speciale di «A4 – la rivista su un foglio solo» dedicato alla poesia. allora ho acceso la luce (Taut, 2023) è la sua prima raccolta di poesie. Suoi nuovi lavori sono inseriti in Roman Beat Generation (Magog, 2026). Vive a Roma, dove lavora come docente nella scuola secondaria.
