
A un primo impatto, in questi testi inediti di Iris Baldo la dominante sembra essere l'acqua (o meglio: il corpo d'acqua, il mare), soprattutto attraverso le creature che la abitano: pesci, razze, squali. Queste due sequenze che trovate qui sotto sono state estratte in maniera arbitraria da un progetto più organico, che (ve lo assicuriamo) riesce a giustificare la scelta di questo immaginario che oscilla tra l'orca assassina e l'orco assassino, l'acqua che mostra quello che sta sotto la sua superficie ma distorcendolo con movimenti, giochi di luce: un cristallo mobile. La lingua delle poesie di Iris Baldo accoglie questa interazione della luce con l'acqua che deforma o trasforma, la rifrazione della cannuccia spezzata dentro il bicchiere pieno ma anche della lente dell'occhiale che corregge la vista. Per esempio, già i primi tre testi inscenano una trasformazione di spazi: il mare viene aperto in altri due mari, e come il poeta francese xxx sognò di aprire il mare e di cogliere perle come bacche anche qui troviamo un albero, che prima era una donna, i cui frutti sono frutti ma anche soli, che però non vanno verso l'alto, bensì il basso, finché non trovano il mare sotto la terra, dai cui risalgono pesci che uccidono "ogni stella". Anche il linguaggio poetico delle poesie si adatta per stare al passo di questa successione di immagini. Per esempio: sul livello lessicale, nella prima poesia il primo verso della prima strofa finisce con "colloca"; invece, l'ultimo verso della terza strofa della prima poesia finisce con la parola "decollo"; infine, nella strofa successiva si trasforma, non alla fine ma all'inizio dell'ultimo verso, in "collo"; e volendo potremmo trovare anche nel primo verso della seconda strofa il segmento "col" in "colta", prima parola del primo verso; e andando ancora più a fondo (davvero trivellando "cuniculi") potremmo ritrovare il segmento "col" scomposto fra le ultime due parole della poesia "tronco lungo". C'è stato uno spostamento: la cannuccia nel bicchiere si è spezzata e si è ricomposta in punti differenti. Non si tratta di una sequenza allitterante fine a se stessa, ma di una partitura sonora e visiva che anche se letta in maniera autonoma di strofa in strofa ("colloca"-"colta"-"decollo"-"collo"-"co l", con alternanza: a fine verso, a inizio verso, a fine verso,a inizio e a fine dello stesso verso) ci consente di ripercorrere lo stesso itinerario di trasformazione, la donna che diventa albero (e qui si sprecano i riferimenti metamorfici a l'"albero", dafne e l'alloro; il "sole", apollo e la poesia, a voler rendere sempre tutto metapoetico). In breve: anche solo leggendo questa sequenza di suoni simili abbiamo una chiave di accesso per il viaggio che questa poesia ci fa compiere: per cui leggendo le altre poesie di Iris Baldo dovremo stare attenti e attente ai riverberi e alle variazioni, alla luce che passa l'acqua senza romperla e fa giochi sul fondale, l'aureola // che brilla.
MARE APERTO
I
Apri il mare in due mari colloca
al centro la donna morta
colta con le mani sulla bocca
mentre non se lo aspettava
sulla pista di luce sole
pronto al decollo
la donna la testa
diventa un albero
il collo un tronco lungo.
II
Al centro del mare è appena nato un albero
i suoi frutti sono soli neri
ruotano intorno all’oceano ma
non illuminano
trivellano verso l'alto cuniculi in progressione
finchè non toccano terra.
III
Il mare che sta sotto la terra è
il cielo più grande che esista
Lì i primi pesci risalgono il mare
pinna a pinna per uccidere
in branco ogni stella.
PIRANHA
Sono già partito sono andato
molto al largo e non c’erano
pesci soprattutto pane c’era
la sete c’era la fame pure
nella bocca del Piranha.
Sono entrato era buio una
donna-pesce faceva luce
con una lucciola sulla fronte
Nella sua bocca affilava il
pancreas dei pesciolini
perchè il pancreas appuntito
gli bucasse la pancia.
Mi fece sedere sopra un gatto morto
non aveva la testa gli interni della
sua bocca erano blu le pance
scoppiate come coperta.
Mi mise a letto era
notte fonda
Ho trovato un dente del giudizio
sotto il cuscino
era di uno squalo
me lo misi in bocca
lo spinsi contro la gengiva con la lingua
volevo provare a sbranare
a denti forti
la razza
con l’aureola
che brilla.
Iris Baldo (Milano, 2000) è laureata in lettere moderne presso l’Università degli Studi di Milano. È poeta e artista performativo. Nucleo della sua ricerca artistica è infatti la poesia in unione all’atto performativo, il cui studio ruota attorno sia alla dimensione testuale, quanto le sue implicazioni sonore, corporali e visive. Ha partecipato alla residenza di poesia ‘’Arimo. La Spoon River di Milano’’, presso La Casa degli Artisti (2024) a cura di Luca Mastrantonio, coordinata da Mattia Bosco.
