
Foto di Daniele Ferroni
Da Kobarid (Raffaelli, 2008)
Lo sai si può partire
andare e basta, senza spiegazioni
fogli, né un’attesa
e a noi a quel punto
resta solo il volto sul cuscino
come una sindone, un’impronta:
restano i momenti mai voluti,
gli episodi. E resta
come squarcio la domanda
sempre feroce, sempre sanguinante:
“ho delle colpe ?” ed “ha capito ?”
Lei ha capito che mi manca ?
*
È quando i portici si fanno più vicini
e le colonne non contengono la folla
che questa come per reazione sembra che ti parli:
e se è da tempo che la cosa non ti accade
che puoi restare incerto sul da farsi,
quasi ebete, e per assurdo capita alle volte
che questi a te divengano stranieri, barbari
mentre ti chiedono un contatto, solo un’interazione
e tu nemmeno sai di che si tratti.
*
Da La stazione di Bologna (Feltrinelli, 2017)
ORA CHE QUI SOTTO SIAMO VERAMENTE SOLI
Ora che qui sotto siamo veramente soli,
così soli
da rimanere assieme come una famiglia vera:
io ti cerco e avanzo un poco con il braccio,
trovo la tua mano e l'accarezzo ancora.
Sta in tutto questo un suono, un fremito
come fa l'aria che si incastra tra le lamiere
e nella pelle asciuga. Siamo nella nostra vita
l'ultima cosa apparsa come eravamo stati allora
che prima di conoscerci non c'era il senso
nelle cose, nessuna condizione per definire
quello che alla fine invece in questo modo è stato.
*
TE NE SEI ANDATA UN GIORNO
Sarai tu per me
qualsiasi cosa. Qualsiasi
Te ne sai andata un giorno
proprio come sei arrivata qui nel parco
di fronte alle altalene, qui tra le panchine
e il viale e tutto ancora ti riguarda:
queste pareti, questa stanza, ogni gradino
passo dopo passo fino alla soglia
e fino a che c'è terra.
Anima che scendi dalle scale e mi saluti
prendi le valigie e guardi in fondo,
io che non rispondo, che non ti parlo
lascio che si stacchi il filo che ci tiene uniti
nemmeno un cenno, adesso che non so
nemmeno più per cosa quel disastro
adesso che tu sei rimasta solo negli oggetti,
nelle foto. Adesso che sarebbe tutto solo
un trattenerti: le ossa, il volto, gli arti
tutto un ricomporti, le gite assieme,
i pranzi la domenica, la voce portata via
per prima dai ricordi, tutta una vita
tutta e scusami se sono ancora vivo
se il coraggio non mi taglia i polsi
scusami ancora per quei giorni scusami
ora che non è più possibile il ritorno.
*
RICOSTRUIRE LA CITTÀ
Ricostruire la città partendo
dai cantieri, coprire con le mani
polvere e sudore, tirare via l'amianto.
Dare una stanza ai figli che di là
ti guardano come se non esistesse
altro a questo mondo. Nel cuore
della notte gli stabilimenti
industriali continuano a rimuovere
le macchine. Se ne va un tempo
e già si aspetta che ne nasca un altro.
Così indifeso, fragile si affaccia al vetro,
dice due parole appena, respira piano
eppure cresce. Cresce ancora.
